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 Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana - Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana

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S10.3 - TECHE E SERVIZI DI PRODUZIONE MULTIMEDIALE - Il Logo


L'individuazione dell'"occhio di Ulisse", ritratto da Ugo Saitta nel 1958 nella "La barca siciliana", come logotipo della Filmoteca risponde solo in parte ad una scelta meramente grafica o come simbolo generico di mediazione di realtà rappresentate, o di metafora della conoscenza.

L'occhio ricopre in quel segno specifico, tradizionalmente raffigurato sulle prore delle barche da pesca siciliane, una funzione di natura apotropaica, in quanto presenza rassicurante e benigna per i pescatori che quotidianamente affrontano il mare di per sé ambivalente, ricco di risorse e fonte di sussistenza e insieme foriero di sciagure e di morte. Ma esso rappresenta anche, nella navigazione, la ricerca e la curiosità dell'ignoto, il superamento dei confini verso mondi inesplorati.

Presso tutte le culture l'immagine dell'occhio è stata sempre rivestita di significati simbolici e ha dato vita a un vasto repertorio di espressioni, icone spirituali e metafore. Già oltre duemila anni fa i popoli del Mediterraneo avevano attribuito allo sguardo un immenso potere, tanto da dare vita ad un'iconografia dalla valenza magico religiosa, per annullare e allontanare influssi maligni.

Lo sguardo benefico nel caso di alcune divinità, come Horus in Egitto, era spesso considerato fonte di protezione contro i mali o strumento di predominio, con forza uguale e contraria. E' il caso dell'occhio raffigurato sui vasi, sui gioielli e sulla prua delle imbarcazioni, per assicurare protezione alle stesse. La prua, punto cruciale della nave era intesa quasi come elemento vivente, mentre solcava acque infide, talvolta avverse e popolate da nemici. La tradizione marinara degli occhi prodieri, diffusa in molti paese e ancora viva dopo secoli è, senza dubbio, la rappresentazione più emblematica del potere dello sguardo nel tempo.


La scelta dell'occhio come logotipo richiama per noi la centralità dello sguardo nei processi di acquisizione e di conoscenza. Tanto più importante nell'età contemporanea in quanto a fare da padrone è la frammentazione e la infinita moltiplicazione delle immagini, che finiscono per assegnare nuove funzioni e nuovo potere alle stesse. Funzioni e poteri che spesso però allontanano l'uomo dal centro della scena.

Il recupero dello sguardo dicevamo, nel cinema e ancora di più nel documentario, significa per noi riproporre l'uomo come soggetto deputato a stare al centro dei processi di conoscenza, unico in grado di suscitare e mantenere viva una coscienza critica di questa epoca e di questa società, al di fuori della spettacolarizzazione e della vecchia e nuova retorica dei mass-media.